
Che fosse l’era delle false e vuote immagini l’avevamo ben capito, ma auspicavamo il fenomeno circoscritto agli interessi di determinate categorie, quali politicanti, faccendieri e pseudosindacalai; invece dobbiamo registrare che il tutto inizia a pervadere anche confederazioni sindacali che, pur di mantenersi a galla nella nostra Categoria (da sempre da loro affossata in nome di una falsa solidarietà tra Lavoratori del Comparto AA.LL.) attraverso esponenti ombra, strumentalizzano e s’appropriano di lotte sostenute dal Di.C.C.A.P.-S.U.L.P.M., nell’ambito del rinnovo contrattuale, in rappresentanza dei Lavoratori della Polizia Locale.
Se il tutto si fosse limitato ad oscuri e non firmati articoletti, situati nei meandri della propaganda interna, poteva anche passare, ma visto che qualcuno ha avuto la sfrontataggine di capovolgere la verità anche in sede pubblica, ci è d’obbligo chiarire, a solo beneficio dei Colleghi, quanto segue:
Sul pregnante ruolo svolto dalla dirigenza SULPM, per positivi esiti del rinnovo contrattuale a favore dei poliziotti locali, non avevamo insistito più di tanto, poiché riteniamo di aver svolto solo il nostro dovere, tanto meno credevamo di aver infuso terrore a qualche impaurito che pur si nasconde dietro il mastodonte federale, in buona compagnia.
Per stessa dichiarazione di dirigenti confederali la trattativa era ripresa (nell’ottobre 2003) dopo ben quattro giornate di sciopero fatte fare ai Lavoratori del Comparto, ottenendo che l’ARAN si spostasse dalla proposta iniziale di ben sei euro, cioè 92 €, in luogo degli 86 € su cui si era stallata la negoziazione.
Il confronto, peraltro, riprendeva partendo da un’ipotesi di Contratto, presentata dall’ARAN che fondava su quaranta pagine, ventinove delle quali concernevano il codice disciplinare, in pratica nulla vi era, ad esempio, in ordine all’indennità di Comparto, all’aumento dell’indennità di “vigilanza”, e cosa ancor più rilevante, niente si leggeva circa l’area separata di contrattazione per la polizia locale, dal Di.C.C.A.P. SULPM espressamente richiesta per mezzo della propria piattaforma rivendicativa presentata all’ARAN nell’autunno del 2002.
Va parallelamente sottolineato che il SULPM, sulla più ampia vertenza concernente la Riforma della legge 65/86, sin dal mese di giugno 2003, vista la totale indisponibilità del Governo ad aprire un Tavolo di confronto, aveva dichiarato lo stato d’agitazione della Categoria, dalla qual cosa erano scaturite due convocazioni da parte del Ministero del Lavoro, risoltesi in un nulla di fatto poiché, alternandosi, il Ministero degli Interni prima, e quello della Funzione Pubblica poi, avevano disertato il confronto, autorizzando il SULPM alle iniziative di merito, dal che scaturiva anche la sensibilizzazione che il SULPM otteneva dalle forze parlamentari disponibili a far si che la Categoria non fosse ignorata a livello istituzionale.
Comunque, viste le reiterate resistenze dell’ARAN a non voler aderire alla richiesta d’aumenti con base 106 euro, sin dalla prima giornata, della ripresa del confronto, il Di.C.C.A.P. SULPM aveva ribadito la propria posizione, sottolineando alla Presidenza del Tavolo che se unitamente alle rivendicazioni economiche, non si fosse dato riscontro a quanto richiesto in piattaforma, la nostra O.S. (che aveva assunto una posizione di desistenza sugli scioperi pregressi – dove ritenevamo e riteniamo di doverli svolgere in particolare per la Riforma della polizia locale), avrebbe proclamato azioni di lotta, non escluso lo sciopero generale della Categoria.
Il serrato confronto è andato avanti sino al terzultimo giorno (14.10.03), con un nulla di fatto sulla questione della polizia locale; ragion per cui la dirigenza SULPM, rivolgendosi al Presidente del Tavolo negoziale, senza alcuna intenzione di terrorizzare, impaurire o minacciare, ma solo per assolvere il mandato dei Lavoratori, ha dichiarato:
“Considerato quanto enunciato nella Direttiva all’ARAN dal Comitato di Settore (Organo rappresentante la parte datoriale) che nulla ha obiettato circa l’istituzione di una apposita area per la polizia locale, fermo restando che i costi dell’operazione gravino sul Governo; sono giorni che Le stiamo chiedendo l’individuazione di risorse economiche aggiuntive, per l’istituzione dell’area della polizia locale, ossia finanziamenti richiesti anche per gli aumenti di merito che non possono ricadere sugli altri Lavoratori del Comparto. Teniamo, altresì a rappresentaLe che a seguito della dichiarazione dello stato d’agitazione proclamato dal Di.C.C.A.P SULPM (e delle richiamate negative conseguenze), il nostro Sindacato ha interessato esponenti del Parlamento che in 35 (trentacinque) hanno ritenuto d’interpellare il Governo chiedendo chiarimenti sul perché non avesse ritenuto di avere un confronto con il Sindacato maggiormente rappresentativo della polizia locale italiana, cioè il S.U.L.P.M. A tale interpellanza, in Parlamento, ha risposto il Sottosegretario di Stato Onorevole Learco Saporito (Le possiamo fornire gli atti parlamentari), il Quale: “Ha chiesto scusa agli interpellanti e al SULPM, riconoscendo, inoltre, la giustezza delle rivendicazioni avanzate nella proclamazione di stato d’agitazione. Pertanto, si è impegnato ad istituire una Commissione paritetica per l’esame della Riforma sulla polizia locale, dicendosi, parallelamente, certo, in nome del Governo, che la Categoria avrebbe sicuramente iniziato ad avere risposte da questo Tavolo negoziale con l’ARAN per il rinnovo contrattuale”. Da tale semplice analisi, emerge che sole Lei, chiaramente per l’ARAN, è l’unico in Italia a non voler affrontare le rivendicazioni della polizia locale. Se ciò è nulla da obiettare, sia, però, ben chiaro che questa Organizzazione è pronta ad effettuare una pubblica manifestazione a Palazzo Chigi affinché siano date risposte chiare per quanto rivendicato”.
Il presidente del Tavolo intese rispondere: ” non sarà di certo l’ARAN a far scoppiare una guerra su tale condizione, ragion per cui, domani quest’Agenzia presenterà risposte alle questioni poste dalla vostra Organizzazione”. Cosi si chiudevano i lavori di quella giornata.
Il giorno successivo, vale a dire il 15.10.2003, l’ARAN presentava un’ipotesi d’accordo del CCNL rielaborata, nella quale (fatto storico) compariva il Capo III, ossia Disposizione per l’area di vigilanza e della polizia locale.
Per onestà di reale e leale trasposizione dei fatti, va detto che tutte le OO.SS. presenti al Tavolo negoziale, magari con accentuazione minore alla nostra, nei giorni precedenti, avevano evidenziato il ruolo della polizia locale chiedendo che fossero riconosciute a tale Categoria alcune specificità, tra cui aumento dell’indennità, riconoscimento della previdenza ed assistenza, ma che nessuna di Esse (tranne il Coordinamento Sindacati Autonomi) aveva rivendicato una apposita area di contrattazione. Fatto sta che alla richiamata presentazione del Testo rielaborato con l’area per la polizia locale, il segretario della F.P. CGIL ha inteso dichiarare: “In questa sala ieri (cioè il 14.10.03) un Organizzazione sindacale ha minacciato l’ARAN giacché aveva manovrato il Governo, ragion per cui vengono a spiegarsi anche i voluti ritardi sulla chiusura del Contratto, ciò ci induce a chiedere l’istituzione di una Commissione d’inchiesta che faccia chiarezza circa l’invadenza della politica nella negoziazione per il rinnovo del CCNL”. L’istituzione di tale Commissione d’inchiesta era sostenuta, a seguire, dai rappresentanti dell’USAE e della UIL, con l’eccezione del rappresentante CISL che riteneva di andare avanti nei lavori giacché era interessato alla chiusura del CCNL riguardante 600.000 Lavoratori, mentre quello del Coordinamento dichiarava che la premessa al Capo III era inutile, o, al meglio, che alcune parti (???) si inserissero nell’articolato.
E’ chiaro che a tali provocazioni la dirigenza SULPM, peraltro ritenente essenziale la premessa al Capo III del CCNL, ha risposto con la dovuta veemenza, chiedendo al segretario CGIL di fare i nomi dei minaccianti manovratori, poiché “a minacciare azioni di lotta” e sottolineare interventi del Parlamento e del Governo erano stati solo ed unicamente i rappresentanti del Di.C.C.A.P. S.U.L.P.M. La reiterazione delle affermazioni volte a voler affermare che l’ARAN avesse cosi agito poiché minacciata e manovrata affinché introducesse il Capo III, inducevano il Presidente del Tavolo negoziale a dichiarare: ”se sento ancora una volta parlare di minacce e manovre, seduta stante scendo e vado a querelare chiunque continui ad insinuare in tal senso”. Questa, per i……, sarebbe una diffida all’indirizzo della Dirigenza SULPM, ad ogni buon conto aspettiamo verbali firmati che smentiscano la vera versione dei fatti.
Conseguentemente, la dirigenza S.U.L.P.M., avute assicurazioni che nulla avrebbe fatto annullare quanto, con sudore, azione ed onestà, ottenuto, in relazione all’istituzione del Capo III, ritenendosi, parzialmente soddisfatta (vedi dichiarazione a verbale del CCNL per la polizia locale fatta solo dal SULPM), concludeva i propri interventi predisponendosi alla firma dell’ipotesi del CCNL per il giorno 16.10.2003.
Ordunque, se qualcuno ritiene di voler far passare un annuncio di querela a danno proprio, e trasformarla, comicamente, in diffida a danno della dirigenza SULPM è padrone di farlo, ma crediamo che i Colleghi siano tanto intelligenti e stanchi di bufale, da porre nella giusta cornice tale farsa, per non parlare, poi, del rispetto che qualcuno dovrebbe avere per i Padri Fondatori del Sindacato (quello vero), i Quali di certo sarebbero stati consequenziali ad ottenere la Commissione d’inchiesta.
Sulla strumentalizzazione politica che anche i neofiti del sindacalismo confederale, molto farsescamente, si cimentano a scimmiottare, affermiamo:
· Il SULPM è tanto indipendente dalla politica partitica che può dare lezioni d’autonomia e Democrazia, tant’è che per la vertenza della Riforma della polizia locale, in Parlamento, abbiamo avuto incontri con i rappresentanti di tutti i Partiti, o almeno quelli disponibili al confronto, ossia DS – Ulivo – Lega Nord – AN – UDC – Forza Italia, mentre Comunisti Italiani e Margherita hanno inteso comunicarci, con scritti, la Loro condivisione alle nostre battaglie svolte anche a tutela della sicurezza sociale in luogo di quella privata ( tanto cara all’ANCI, all’UPI e alla Conferenza delle Regioni e chi li appoggia – cioè le Confederazioni, nonché alcune associazioni );
· Per la tutela delle dignità dei Colleghi, tutta la Dirigenza del SULPM, d’ogni ordine e grado (in estrema assonanza d’intenti), opera spogliandosi delle personali ideologie, e di certo non risponde a chi, nel terzo millennio, intende ancora manovrare per preservare la gestione della sicurezza al solo Stato centralista (germi del totalitarismo istituzionale che stentano ad essere espulsi dai tecnocrati della sindacalpartitocrazia), o al peggio assoggettarla al capitale privato (nuovi e ancor più cattivi germi dello sfrenato neoliberismo), che trova proseliti negli arrembanti galletti del managerialismo trasversale e forzista;
· Di certo il SULPM non fa incetta di sindacalisti in “disarmo” o adattabili per recuperare ossigeno anche a partitini di sinistra o di destra, mentre, sin dove sarà possibile, cerca di stimolare l’azione parlamentare e di governo che dovrebbe essere compiuta per il Popolo italiano, quindi anche per i poliziotti locali;
Ad ogni buon conto siamo lusingati di aver messo paura a cotanta Confederazione, giacché mai nella storia si era riscontrato tanto agguerrimento contro realtà sindacali sino ad oggi ritenute innocue. Abbiamo modo di credere che ciò sia dovuto al ruolo strategico che la Categoria ricopre all’interno del Comparto di contrattazione degli EE.LL., vale a dire che se perdono anche quel minimo di rappresentanza nella polizia locale (visto il loro assenso alla privatizzazione del rapporto di lavoro, ai processi di esternalizzazione e privatizzazione dei servizi che ridurranno il numero dei Lavoratori del Comparto a poche decina di migliaia d’unità), potranno dedicarsi, esclusivamente, ad altri settori del mondo del lavoro. Bé? E’ dov’è il problema, hanno tanti milioni di Lavoratori da difendere, perché ostinarsi a combattere affinché la polizia locale non entri (come sottolineano nei loro scritti) nel Comparto sicurezza, cioè inserimento nella legge 121/81, peraltro indicato da parlamentari diessini nell’apposite proposte di legge per la polizia locale, perché li spaventa che la polizia locale possa essere regionalizzata (come il SULPM ha proposto e la Categoria ha appoggiato dando vero mandato) con la conseguenza di portare comandanti ed operatori fuori dal dominio di sindaci, assessori, segretari generali e chi più ne ha ne metta! La sicurezza della Collettività è un fatto serio, e le questioni connesse al come porre le forze in guerra lo sono altrettanto, quindi lasciate fare a chi è seriamente svincolato dalla politica e dalle lobbies d’apparato.
Queste e tante altre questioni che la Categoria ben conosce, ci sproneranno sempre più a combattere contro chiunque intenda attentare alla dignità degli Operatori di Polizia Locale ( Municipale e Provinciale ) e questo e ciò che il SULPM ha ribadito, in rappresentanza dei Colleghi, nell’ultimo incontro avuto il 05.02.04 con rappresentanti del Governo presso Palazzo Vidoni.
Vogliamo chiudere segnalando ai Colleghi che taluni soggetti hanno iniziato la campagna elettorale per le R.S.U., quindi, parallelamente, hanno dato inizio alla manovra d’accerchiamento del SULPM, giacché ad ogni livello costituisce la forza sindacale più organizzata che non consente di svendere i poliziotti locali, cui è spettato e spetterà dare un giudizio complessivo sull’operato svolto dai sindacalisti in uniforme.
Roma 04.02.04
La Segreteria Generale