
“Parlamentare europeo o candidato cercasi”
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Proposta di emanazione Direttiva Quadro per la migliore razionalizzazione dei Comparti sicurezza degli Stati componenti l'Unione Europea |
Atteso che nei Trattati dell’Unione ed in particolare al punto K di quello di Maastricht è contemplata la cooperazione tra gli Stati membri, nei settori della Giustizia e della Pubblica Sicurezza, e che in quest’ultimo essenziale ambito, si determina anche e soprattutto la libertà di movimento di persone e cose ad oggi compromessa da svariati e negativi elementi, il sottoscritto proponente individua la necessita di pervenire alla strutturazione e varo di un Direttiva Quadro per la migliore organizzazione dei Comparti in oggetto, per la Quale avanza il presente disegno progetto.
La proposta, preceduta dalla propedeutica interconnessa premessa, ha per obiettivo primario la razionalizzazione ed il migliore e più efficace impiego delle risorse umane, economiche e tecniche ad oggi adoperate per il rispetto della legalità e vivibilità del territorio europeo; in linea è stata pensata e costruita sia in considerazione delle attuali incidenze socioculturali e politiche, sia nell’ottica dell’abbattimento dei gap recati dal pregnante, superato, territorialismo cui le Storie Patrie si sono affidate per impostare l’organizzazione di tutti gli Organi di polizia e degli attuali Comparti sicurezza.
All’incontrollata globalizzazione si risponde con quella controllata dagli Stati democratici, altrimenti vi è il rischio di combattere con le clavi mentre chi è interessato ad affermare la cultura del crimine e del terrorismo si propone con armi strategiche in ogni modo devastanti.
Il raggiungimento di tali livelli evolutivi richiede, come accennato, il superamento di logiche vetuste che, nonostante i preponderanti attacchi ai sistemi istituzionali e alla sicurezza in genere portatati nei diversi Paesi comunitari, trovano sostenitori in quelle lobbie annidatesi nei sistemi politici e di polizia, talché, ad oggi, riescono a compromettere la sinergica organizzazione di tutti i Comparti sicurezza europei, con conseguente falcidie di risorse umane, economiche tecniche, da cui deriva un grave ed immane danno per la Collettività europea.
Le soluzioni, tappa buchi che vanno proponendosi dopo l’attacco terroristico alla Città di Madrid, tra cui emerge la semplicistica creazione di un servizio segreto europeo, non potranno mai dare l’effettiva risposta al serio contrasto alle forme delinquenziali e terroristiche
Le attuali inconsistenti proposte mancano, di fatto, proprio dell’essenziale considerazione della disomogenea organizzazione e conseguente impropria visibilità delle effettive forze schierate, comunque, in campo, laddove, in prima ed ultima analisi, una adeguata riorganizzazione galvanizzerebbe il Cittadino europeo e fungerebbero da più certa deterrenza per i soggetti dediti al crimine e al terrorismo.
Non di meno incide la mancanza di proposte tendenti ad abbattere l’endemico scollamento tra il Cittadino e le forze di polizia, anzi con i provvedimenti tappa buchi si continua a concretare l’allontanamento delle Collettività locali dell’Europa giacché mai arriverebbero a relazionarsi con i servizi segreti che pur rimangono essenziali nell’azione preventiva, mentre, inversamente i Cittadini dell’Europa agognano, sempre più, ad una valida polizia socialmente interagente.
Tutto ciò impone, soprattutto perché propedeutico, l’abbattimento d’ogni visione politica e corporativa dei sistemi di polizia, la qual cosa può essere affrontata e risolta solo partendo dal Parlamento europeo che, per quanto, diviene la giusta frontiera ove si collocano le aspettative di sicurezza e di vivibilità del Territorio comunitario.
Per quanto anzi esposto ed alla luce degli elementi cui si farà cenno, è richiesto il superamento delle barriere storico politiche ad oggi impedenti la costruzione di una forte riorganizzazione di tutte le polizie europee, necessaria per sferrare un massiccio attacco a tutti gli elementi d’invivibilità, ricadenti nel controllo e nelle responsabilità degli Organi di polizia di tutta l'Unione europea.
L’adozione della proposta Direttiva s’impone per pervenire al concreto raggiungimento degli obiettivi comunitari in materia di sicurezza, ancor più necessari poiché vi è bisogno di fronteggiare anche il processo di globalizzazione che, come detto, va comportando l’importazione del terrorismo, dei sistemi malavitosi organizzati e non, i quali amplificano a dismisura le condizioni di precarietà della vivibilità di merito nei confini dell' Unione europea.
In specie, la proposta Direttiva di riordinamento-Quadro si vuole caratterizzare per la cura di condizioni ritenute essenziali, in altri termini:
a) Un’effettiva riorganizzazione e preordinazione dei sistemi giuridici ed operativi e dei principi da cui essi partono che garantiscano il cittadino europeo rispetto alla libertà individuale per mezzo di una sinergica funzionalità degli Organi di polizia;
b) Un’omogeneizzazione di tutte le risorse impegnate nel circuito della sicurezza che, oltre alla fase operativa d’intervento e d’intelligence, consenta anche l’istantanea individuazione e fruizione da parte, e non solo, dei Cittadini europei dei servizi in tale ambito resi, ove in particolare è richiesta l’attribuzione paritetica delle prerogative giuridiche di tutti gli operatori di polizia, il cui distinguo deve connotarsi solo al dato territoriale;
c) La ridisegnazione del sistema relazionatorio tra Cittadini ed addetti agli Organi di polizia, di modo da ottenere ampia corresponsabilizzazione per un concreto ed integrato controllo del territorio;
d) L’abbattimento della cultura dell’illegalità e del crimine in genere, per il quale bisogna, in pratica, creare anche un’omogeneizzazione e costante mutualità delle fasi sistemiche con cui s’imposta la prevenzione e repressione dei reati.
Secondo tali presupposti, la presente proposta, seppur partendo dalla razionalizzazione e il migliore impiego degli Organi di polizia dei paesi componenti l' Unione, tende essenzialmente, a creare un nuovo sistema relazionatorio, compartecipativo e di corresponsabilità, tra Istituzioni, Cittadini e addetti alla sicurezza, ponendo a cardine l’essenziale Riforma sociale che vuole gli Organi di polizia al servizio del Cittadino e non già delle Istituzioni, come, purtroppo, ancora accade per talune polizie; leggasi ad esempio la polizia locale italiana che è “sfuggita” a tale riassetto giacché dipende innanzitutto dal potere politico.
Ciò è occorrente anche per la corresponsabilizzazione di tutta l'Unione europea sulla stessa preservazione della sicurezza ad oggi attaccata da diversi germi criminogeni, tra cui emergono: il terrorismo indigeno ed islamico, la criminalità organizzata e non, con particolare riguardo a quella proveniente dai Paesi extracomunitari giacché va dimostrandosi molto più sprezzante della vita umana e della libertà della persona, ove i facili omicidi, le “deportazioni” e la messa in schiavitù ne sono l’emergente esempio.
In questo senso anche il coinvolgimento pieno delle polizie locali al circuito di merito, giacché più prossime al Cittadino europeo, consentirebbe un recupero relazionale e di operatività con le Comunità locali, tramutabile in intelligence attraverso la preordinazione dei dovuti rapporti con le polizie nazionali, quindi con il sistema di sicurezza europeo.
In sintesi si tratta di coinvolgere, a pieno regime, oltre che milioni di poliziotti, anche le centinaia di milioni di Cittadini europei per le richiamate cause, il che darebbe non solo percezione ma certezza circa la corposità della macchina di sicurezza, socialmente impostata e armata che l’intera Europa pone in campo per il concreto ed organizzato contrasto delle richiamate condizioni d’invivibilità.
Inoltre, con la presente proposta, si vuole affermare una diversa concezione del sistema sicurezza di livello europeo che, oltre ad agevolare i movimenti economici, lavorativi, turistici e d’interscambio in genere, specialisticamente organizzi i circa tre milioni di poliziotti, di modo da ottenere una preponderante macchina parabellica che, anche in virtù dell’evidente forza, aiuti per la massima interazione con tutti i Cittadini dell'Unione giacché galvanizzati e cointeressati per il mantenimento della democrazia e della libertà
Tra i primari obiettivi vi è quindi anche la necessità di governare l’elemento di frastagliamento storico che ha portato all’attuale composizione degli Organi di polizia e dei connessi Comparti su gran parte del territorio europeo.
Evidentemente tale negativo elemento, che si è ramificato in particolare proprio in quelle realtà a più alto bisogno di razionalizzazione delle risorse, nega a molti Paesi comunitari di attendere alla domanda proveniente dall’Europa, il che richiede una particolare attenzione ed altrettanti sforzi di natura sociale e politica, affinché i germi criminogeni, aiutati dalla disorganizzazione, non continuino a pervadere i tessuti sani dell'Unione.
In quest’ambito, certamente, incide, come accennato, l'estromissione di determinate polizie locali, che per la loro organizzazione decentrata, non vengono neppure ad essere ammesse nel generale circuito ove si realizza l’assetto e la pianificazione del controllo del territorio, risultando addirittura estromesse dallo stesso computo europeo, essenziale per la razionalizzazione delle risorse, da praticarsi per le esigenze in argomento.
In definitiva, il tutto si lega soprattutto all'essenziale esigenza di adunare, organizzare e razionalizzare quante più Istituzioni, Cittadini e Soggetti socialmente impegnati, con particolare riguardo per i componenti di tutte (nessuna esclusa) le polizie degli Stati Membri, poiché i componenti di queste sono detentori delle essenziali attribuzioni giuridiche, quindi specificamente abilitati per le funzioni serventi alla concretizzazione delle finalità cui mira la proposta d’adozione di una Direttiva ad hoc.
Pertanto, sarebbe essenziale che l’emananda Direttiva prefigurasse l’opportunità '’straordinaria’’, riferita alla portata della norma di carattere non impositivo, del superamento delle anzi citate barriere, per il quale si reputa che ogni Paese, fattivamente predisposto all’evoluzione democratica ed alla tutela dei Cittadini europei, debba adoperarsi.
Tale superamento, ancorché necessario per il recupero del dispendio di risorse umane, economiche e tecniche, potrebbe trovare, nella Norma soprannazionale, la leva utile per l’accantonamento dei residui interessi di pochi soggetti.
In quest’ottica, la proposta Direttiva dovrebbe costituire il presupposto attraverso il quale pervenire all'incontestabile e coeva chiamata di tutti gli Organi già strutturati per l’assolvimento delle funzioni richieste, ed alla stessa nuova posizione del Cittadino europeo giacché chiamato alle corresponsabilità per la difesa dei valori democratici e della sicurezza.
In considerazione di ciò, il Parlamento europeo dovrebbe provvedere, oltre alla predisposizione ed emanazione dell’Atto in oggetto, all’emanazione di un Regolamento base che tenda ad indicare percorsi certi e razionali per la predisposizione dei vari Comparti sicurezza, affinché questi, nell’intrinseco, attraverso il massimo accorpamento nei livelli indicati nella proposta Direttiva, racchiudano e coordinino quanti più Organi serventi allo svolgimento delle funzioni di polizia.
Si tratta in pratica di emanare Atti d’indirizzo normativi e regolamentari utili a stabilire percorsi che portino, in tempi brevi, alla migliore organizzazione degli Organi di polizia ed alla loro interazione con le Collettività locali, giacché solo per mezzo di questi presupposti si può pervenire al soddisfacimento pieno della domanda di sicurezza.
Tra l’altro la Direttiva punta anche alla netta divisione tra sicurezza e difesa, laddove vi è necessità che l’Europa si distingua da quei Paesi ancora non propriamente stabili sotto l’aspetto democratico – in quanto detentori di Comparti sicurezza “duttili”, ossia semi militarizzati che mal traspongono il senso condiviso di libertà; tutto ciò richiede anche una razionalizzane e divisione delle organizzazioni di specie.
Vi è, quindi, la necessità di porre tutte le forze di polizia nell’ambito dell’ordinamento civile ed alle dipendenze funzionali di non più di due Ministeri, cioè degli Interni nazionale e dell’Istituendo Ministero degli Affari Interni locali (da correlarsi con quelli omologhi territoriali), il che sarebbe in linea con la crescente professionalizzazione degli Eserciti, e con la conseguente necessità di smilitarizzazione delle varie polizie ancora accorpate ai Ministeri di Difesa nazionale.
La creazione di un apposito Ministero degli Affari Interni Locali e di omologhi dicasteri territoriali oltre per la necessaria interconnessione di livello nazionale, occorre per l’essenziale collaborazione con la polizia europea, la quale avrebbe modo di sfruttare un prodotto anche al meglio drenato da ogni risorsa a disposizione.
Tanto, necessita, sia perché il raccordo e l’interazione risulterebbe di più facile praticabilità, sia per la stessa esigenza di riportare una perequazione e distinzione ferma tra Difesa militare e sicurezza sul territorio, nonché per ottenere una piena compartecipazione e diretta responsabilità delle Comunità locali che mal si attaglia ai sistemi militaristici.
Napoli 20.03.04
La Segreteria Generale
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Proposta di emanazione di una Direttiva Quadro per la migliore razionalizzazione dei Comparti sicurezza degli Stati componenti la Comunità Economica Europea |
ART.1
La presente Direttiva è adottata in considerazione dell’esigenza di fronteggiamento del crimine organizzato e non, del terrorismo, di tutte le condizioni minanti l’illegalità, e per la migliore e più efficace resa degli Organi/sistemi impiegati per la sicurezza dei Cittadini e la vivibilità del Territorio comunitario
Tutti gli Stati componenti l' Unione, nell’indirizzo della condivisione delle annesse responsabilità derivanti anche dal contrasto all’invasione di germi criminogeni condotti dal più ampio processo di globalizzazione, sono impegnati a profondere ogni sforzo per l’affermazione degli obiettivi contenuti nella presente Direttiva.
In linea con i principi di cui all’art.1 e nell’interesse di tutti i Componenti l' Unione europea e della stessa libertà dei Cittadini del Mondo che vivono e si relazionano con Quelli europei, gli Stati comunitari adegueranno la legislazione ricadente sugli Organi/sistemi di polizia decaratterizzandola da qualunque elemento di suddivisione, e destrutturandola da ogni elemento militaristico.
Fermo restando i principi operativi ed organizzativi di cui all’Art. 4 della presente Direttiva, l’organizzazione interna degli Organi e delle Istituzioni che sovraintendono ai Comparti sicurezza rimane nella prerogative degli Stati Membri dell'Unione.
Nell’indirizzo dei postulati di cui agli artt. 1 e 2 della presente Direttiva, per ottenere una consona omogenea prevenzione e repressione di tutte quelle reali condizioni compromettenti sicurezza e legalità, gli Stati componenti l'Unione europea, entro e non oltre il 31.12.2004, procedono alla rivisitazione della legislazione ricadente sull’organizzazione dei sistemi di polizia, adeguandola per il raggiungimenti degli obiettivi comunitari.
Per la finalizzazione dei principi sanciti agli artt. 1 – 2 e 3, gli Stati Membri promaneranno un’apposita legge nazionale avente per indirizzo la ristrutturazione e la predisposizione dei Comparti in questione, e il fronteggiamento alla dilatazione della domanda di servizio.
La richiamata legislazione è adottata con gradualità, ma, comunque, entro e non oltre il 31.12.2006.
Essa dovrà, tra l’altro prevedere:
a) Il riassetto giuridico dei Comparti sicurezza che si assesteranno sui livelli di cui all’art.4 della presente legge;
b) L’assegnazione paritetica di tutte le funzioni ed attribuzioni ad ogni componente delle polizie locali e nazionali, nonché speciale ordinamento per gli addetti distaccati all’europol che opereranno alle strette dipendenze del Dicastero europeo per la sicurezza;
c) Le attribuzioni di cui alla lettera b si caratterizzeranno per la sola competenza rispetto ai livelli d’operatività assegnati dalla legge nazionale;
d) Le polizie locali, fermo rimanendo la collaborazione con le forze di polizia nazionale, svolgeranno, preminentemente azioni di contrasto per crimini non riconducibili ad associazioni delittuose o terroristiche.
ART.4
La legislazione nazionale di cui all’art. 3, fermi rimanendo i principi di cui agli artt. 1 e 2, prevedrà:
q Il riadeguamento organizzativo di tutti i Comparti sicurezza nazionali in tre soli livelli, ossia:
1. locale, riferibile a tutte le polizie ad oggi dipendenti dagli Enti territoriali (regioni/land - province – comuni), le quali dovranno riorganizzarsi in un sistema di mono impianto a carattere regionale, cui sovrintenderà un apposito Dicastero territoriale a sua volta interagente con Ministero degli Interni nazionale;
2. nazionale, riferibile a tutte le polizie ad oggi dipendenti dagli Stati, le quali dovranno riorganizzarsi in un sistema di mono impianto a carattere statale;
3. europeo, riferibile al migliore e più ampliato assetto dei Settori operativi di polizia ad oggi costituente l’europol, i quali concreteranno una sola forza di polizia a carattere soprannazionale
q Un propedeutico specifico ed efficace allineamento giuridico degli Organi in oggetto, e degli addetti, per i quali è dato di meglio predisporsi per rispondere alla domanda che in linea teorica, ma percentualmente pratica, perviene dai trecentosessanta milioni di Cittadini europei nonché d’altre decine di milioni di Cittadini extracomunitari, in ogni modo, in movimento per il territorio comunitario
q La creazione di un Dicastero nazionale collegato ad omologo Dicastero europeo che, in sinergia, sovrintendano alla pratica omogeneizzazione e cogestione dei Comparti nazionali, sia per il coordinato controllo del territorio, sia per le fasi preventive connesse al crimine e al terrorismo;
q Concreta e sostenuta formazione e specializzazione di tutti i poliziotti componenti i tre livelli operativi cui si rivolge la presente legge
q Creazione di consulte territoriali gestite in compartecipazione tra Cittadini e responsabili degli Organi di polizia locali; tale consulta è attivata, con pari organizzazione, anche per i livelli nazionali con composizione rappresentativa delle Associazione socialmente operanti, mentre a carattere europeo è attivata la consulta dei Ministeri degli Interni la cui attivazione e sovraintendimento sono affidati ai Presidenti del Parlamento e della Commissione europea.
Il Parlamento europeo, di concerto con i Presidenti del Parlamento stesso e della Commissione europea, sentita la Consulta, provvederà ad emanare Direttive e provvedimenti volti ad agevolare:
q Gli Stati Comunitari nell’affermazione simbiotica dei Comparti sicurezza cosi riorganizzati;
q La precipua e costante individuazione e corresponsione degli occorrenti gettiti finanziari.
q La razionalizzazione e miglioramento dell’impiego delle risorse umane economiche e tecniche, attraverso l'efficace ricognizione del patrimonio esistente;
q La graduale perequazione delle forze di polizia di modo da ottenerne un efficiente ed efficace presenza sul territorio.
q La partecipazione alla realizzazione degli obiettivi di merito, di quanti più Soggetti ed Istituzioni sociali disponibili;
q La trasparente visualizzazione delle risorse che, all’atto, ogni Paese può e deve porre in disponibilità;
q La corresponsione degli occorrenti stanziamenti economici volti alla migliore e più efficace organizzazione dei Comporti sicurezza, nonché quelli di natura sociale da impegnarsi nei connessi settori, ossia per le condizioni volte a rendere la migliore vivibilità di tutti gli appartenenti all' Unione europea;
q In ogni caso, il raggiungimento degli obiettivi comunitari e il superamento delle individuate logiche territorialistiche, ossia l’abbattimento delle paratie negative createsi, nei processi storici, tra vari Organi di polizia.
La regolamentazione derivante dagli artt. 1 – 2 – 3 – 4 e 5, ivi incluse le forme di compartecipazione dei Cittadini e delle e dei Soggetti socialmente impegnati, sarà adottata dagli Stati dell' Unione in stretta osservanza dei principi cui s’ispira la presenta legge; l’esatta interpretazione ed attuazione dei criteri dettati nel presente articolato nonché i casi relativi al dirimere di controversie operative ed organizzative, sono affidati ad apposita Commissione del parlamento europeo che viene eletta parallelamente all’entrata in vigore della presente legge.
I fondi economici occorrenti alle finalità della presente Direttiva sono ricavati dal bilancio Comunitario ed in particolare dalle risorse destinate ai circuiti della sicurezza.