IO C’ERO ED E’ ANDATA COSI’
Ho avuto il piacere, anzi direi l’onore, di stare insieme ai nostri Colleghi Segretari Generali mentre facevano lo sciopero della fame in piazza Monte Citorio.
Su questa azione se ne può parlare se fosse giusto il momento, se fosse sbagliato il modo, se….
Ed io invece cercherò di parlare di quell’aspetto che forse nessuno mai analizzerà, e a darmene l’idea è stato “lo sputo” del Totti nazionale, ma forse di più le feroci critiche che sono piovute sul “pupone” romano.
Mentre i soliti criticoni imbelli gliene tiravano giù più vergognose dell’ancor più “schifoso” gesto che cosa, mi chiedo, aveva spinto un uomo come Totti, ricco, bello, famoso e fortunato a tirare fuori di se così tanta rabbia (e non solo rabbia….!!) da mettere a repentaglio tutta la sua carriera e la sua immagine ?
Sicché guardando le fotografie del gesto di Totti mentre si vede uscire dalla sua bocca quel liquido bianco, per un attimo, ho visto al posto di Francescone i volti di Antonio, Claudio, Michele, Mario, Franco e in quello del danese picchiatore le facce dei nostri politici di destra e di sinistra, facce di gomma di gente impunita che ci riempie di calci, gomitate, spinte,…senza mai una punizione, senza mai un cartellino giallo, come il danese ha fatto con l’italiano.
In quel volto che pieno di rabbia caricava lo sputo, ho visto per un attimo le facce dei nostri che arrabbiati anch’essi contro l’ignavia e la falsità dei politicanti gridavano loro “Guardate il coraggio dei poliziotti locali”.
Si perché una impressione ce l’ho avuta subito, non era una gita, non era una vacanza col camper al centro di Roma, quella protesta poteva diventare un suicidio di massa.
Lo leggevo nei loro occhi, si sarebbero lasciati morire, inconsciamente non se ne accorgevano ma già parlavano di loro al passato, già parlavano di cosa si sarebbe dovuto continuare a fare, come in un testamento.
E mi sono preoccupato, Michele appoggiava la testa tra le mani con la pressione che saliva e scendeva e con quel fastidiosissimo coniato di vomito che lo tormentava di tanto in tanto quando i succhi gastrici si accorgevano di non avere più nulla da impastare, oppure Antonio che sognava la moglie venirgli incontro con un cabaret di spaghetti allo scoglio, o come Claudio che pensando nessuno lo guardasse si fissava sui turisti che passavano con supplì fumanti o gelati trasbordanti ed allora si accasciava su una sedia toccandosi lo stomaco e distoglieva lo sguardo fissando i famosi sampietrini che coprivano il manto stradale. Un discorso a parte per Mario Assirelli, mai un cedimento, sembrava un guerriero quando i Colleghi venuti da tutt’Italia per solidarietà gli chiedevano di posare per una foto ricordo davanti al camper tempestato di bandiere del Sulpm, a quel punto gonfiava il petto e forse gli riusciva bene, giacchè lo stomaco era pieno d’aria. Quella nostra divisa con quel coraggio ha conquistato persino i Carabinieri che a bocca stretta per non farsi sentire dai loro superiori ci dicevano che “son rocce che non cedono”.
L’avevo capito che non avrebbero ceduto e sarebbero rimasti lì sino alla fine ed è per questo che alternandomi con Guglielmo li abbiamo lasciati soli dopo l’una di notte, quando il buio era ormai calato e Roma, sorniona, se ne era già andata tutta a letto, forse fatto salvo qualche turista insonne.
L’avevo capito che si sarebbero lasciati morire e provavo uno strano sentimento di vergogna, per me e la Categoria, quando qualche Collega mi riportava che sul sito di quel sindacato o di quell’altro qualcuno gettava veleno su questa impresa, e non potevo non pensare ai loro capi, con le pance piene mentre si bevevano un buon vinello alla salute ( o alla faccia) della polizia locale d’Italia.
Nel frattempo i miei, invece, portati d’urgenza all’ospedale rifiutavano il ricovero e tornavano a scioperare in piazza Monte Citorio, alla propria salute non ci pensavano già più.
Il resto della storia la sapete e non ve lo ripeterò.
Vada come vada, io c’ero ed è andata così.
GRAZIE PER IL VOSTRO CORAGGIO.
Alessandro Marchetti
(Segr. Regle Lazio)