MA
QUALE DEVOLUTION !!!
Da decenni andavamo spiegando, anche agli ottusi neofederalisti, che l'impianto costituzionale approvato nel 1948 (Titolo V art. 117) già consentiva un' evoluzione delle polizie locali nel senso oggi divenuto materia di sbranamento parlamentare; si ricordi, infatti, che le regioni avevano potere legislativo in materia di polizia urbana, rurale e locale, ragion per cui la modifica voluta dalla Lega Nord non inficia l'impianto originario giacché se era valido per i Padri della Costituzione non si vede perché non lo debba essere per i nipoti.
A scanso di ulteriori imbarazzanti prese di posizione da parte di qualche
neocentrista e degli statalisti sinistrati, andrebbe compreso che stante
l'individuato nuovo assetto del Titolo V non varia il rapporto, tanto meno
la portata operativa, tra "polizia locale e polizia amministrativa",
giacché
l'ordine e la sicurezza pubblica restano, nonostante tutto, di esclusiva
competenza legislativa statale. Dalla lettura dell'articolo 160 del citato
D.Lgs 112/98, infatti si evince, che pur riconoscendo l'attività
legislativa alle Regioni in materia di polizia amministrativa regionale e
locale, la
legge di riferimento indica che a garantire l'ordine e la sicurezza pubblica
debbano essere esclusivamente le forze di polizia individuate dall'articolo
16 della legge 121/81, escludendo, pertanto, tassativamente la polizia locale
costituita in forza della Legge 65/86 anche se quest'ultima ex art.3
prevede che le polizie municipali e locali possono essere chiamate a collaborare
con le forze di polizia dello Stato, talché è mantenuto un ibrido ed
anticostituzionale insabbiamento di dette polizie laddove ai componenti delle
stesse non è, ancora oggi, riconosciuto il rilevante ruolo apportato al
mantenimento della sicurezza sul territorio nazionale.
Noi indichiamo che tutto ciò costituisca atto anticostituzionale giacché la
Legge Madre postula che a parità di prestazioni debba esserci parità
di trattamento, ed in tal senso riteniamo che il meno attento dei parlamentari
debba solo sbiancare se solo gli venisse di porre a confronto l'operatività
svolta, in tema di sicurezza ed ordine pubblico, dalle polizie individuate
dalla 65/86, con quella intrinsecamente concretata dalla polizia forestale e
penitenziaria, peraltro incardinate nell'art.16 della legge 121/81 secondando il
loro speciale ordinamento, la qual cosa caratterizza parimenti le polizie locali
giacché la richiamata 65/86 altro non è che lo speciale ordinamento delle
polizie municipali e provinciali, ossia locali.
Come dire: tanto rumore per niente! Abbiamo, e non ci stancheremo mai di
ripeterlo (l'abbiamo fatto anche di recente appellandoci al Capo dello Stato
quando ha esternato sulla inopportunità di moltiplicare le polizie locali,
chiedendogli solo la dovuta costituzionale difesa dei 55.000 poliziotti
municipali e provinciali giacché loro malgrado sono stati individuati quali
carne di sbranamento parlamentare), sempre sostenuto che la vera devolution,
almeno per quanto ci riguarda senza scomodare la nostra Costituzione, è
rappresentata, ora più che mai, dal semplicissimo, inserimento della polizia
locale nella legge 121/81 (come detto intrinsecamente richiesta al Presidente
Ciampi), con la conseguente equiparazione contrattuale e previdenziale già
mantenuta dai componenti le forze di polizia ad ordinamento statale. In tema di
corresponsabilizzazione e non già di prevaricazione delle Istituzioni locali su
quelle statali, da anni indichiamo che si debba attribuire agli enti
locali l'obbligatoria compartecipazione al mantenimento dei livelli di vivibilità
nei centri urbani, in linea, quindi, anche l'obbligatoria costituzione e
consorziazione dei corpi di polizia locale che garantirebbe
un servizio più efficace e qualificato.
Dobbiamo, pertanto, ritenere che questa
Maggioranza è peggiore della precedente che annunciava (negli ultimi
mesi del suo mandato) una legge di riforma della 65/86 che sarebbe risultata
rivoluzionaria giacché avrebbe attribuito solo ai corpi di polizia locale
la tutela, in via esclusiva, della polizia amministrativa, con parallelo affido
della cura (distinguo da anni rivendicato dal SULPM) dei reati non
associativi, mentre quelli associativi, del terrorismo, inter regionali ed
internazionali restavano alle polizie statali.
Consentendo, peraltro, alla CGIL di scimmiottare il SULPM giacché solo oggi
afferma l'indiscutibile negatività delle condizioni lavorative e professionali
degli appartenenti alle polizia locali, assumendo, in clima d'elezioni delle
R.S.U. che le promesse elettorali del Governo resteranno tali! Dobbiamo
altrettanto chiederci che tutto questo inutile frastuono è stato
sollevato solo per mascherare, con tanta arte della politica nostrana, una
tremenda sconfitta della Lega Nord che oggi grida alla grande vittoria! Ma chi
ci crede? Non ci credono neppure i leghisti DOC, che in seno al partito hanno
sollevato un mare di giuste polemiche. A questi ultimi, e a tutti coloro che
nell'ambito parlamentare realmente credono in un federalismo reale ci rivolgiamo
affinché, senza indugi, si costringa il Governo ad adottare quei
provvedimenti che il SULPM ha posto quale condizione assoluta per un reale
coinvolgimento della polizia locale a tutela della sicurezza dei cittadini.
Il momento è estremamente particolare, ecco perché noi del SULPM nei prossimi incontri, già in programma, con i rappresentanti del Governo, saremo determinanti e chiari, anche nel richiedere la previsione di spesa per i provvedimenti rivendicati, ossia dei fondi in bilancio che ci consentirebbero di affrontare una tornata contrattuale che si preannuncia difficile in particolare per tutti i dipendenti degli EE.LL sui quali non vogliamo più pesare giacché abbiamo diritto ad avere un contratto separato ed essere incardinati nel Comparto Sicurezza.
E' di questi giorni l'espressa volontà di sciogliere la polizia provinciale di
Taranto; l'Ente Provincia tarantino ha, infatti, comunicato che i poliziotti
provinciali non occorrono all'Istituzione; visto il clima e l'ignoranza non ci
straniremo se qualche altra Provincia o Comune si determinasse in
tal senso.
A noi del SULPM spetta difendere con ogni mezzo i Lavoratori delle
polizie municipali e provinciali e lo faremo sino allo spegnimento
dell'ultima risorsa, ora tocca anche ai Colleghi tutti comprendere che è giunto
il momento di prendere a pedate coloro che per troppi anni, nella nostra
categoria, hanno inteso solo governare tessere ed interessi politici, facendo si
che 55.000 Lavoratori fossero ridotti a carne da macello, oggi ridotta ancor più
a brandelli da quei soggetti che s'annidano nelle aule parlamentari e nelle sedi
dei centri di potere, rendendo di difficile realizzazione il compimento della
Democrazia e il rispetto dei poliziotti locali.
LA SEGRETERIA GENERALE