
UNA DEMOCRAZIA INCOMPIUTA, SINDACALISMO E FORZE DI POLIZIA
La Costituzione afferma la libertà di associazione sindacale; perciò non è richiesta alcuna formalità ai sindacati per la loro istituzione ed esistenza. Il criterio del pluralismo sindacale, quale conseguenza del principio democratico su cui si fonda la struttura repubblicana è garantito. L’unica condizione posta ai sindacati che vogliono effettuare la registrazione è la democraticità dei loro ordinamenti.
Il sindacato pertanto è l’associazione dei lavoratori della medesima categoria, intesa a conseguire lo scopo di difendere i loro diritti ed interessi.
Vi è una categoria di lavoratori di questa Repubblica democratica che, pur avendo il preciso compito di difendere i diritti e gli interessi costituzionalmente sanciti ai cittadini italiani, non può difendere i propri. Pur ponendo dei limiti costituzionali, per quando attiene solo l’iscrizione a partiti politici, a mente dell’ art. 98 della Carta costituzionale, gli stessi si possono candidare a qualsiasi carica elettiva e addirittura far parte del governo. Le associazioni di militari e di forze di polizia da tempo chiedono con coraggio che questa incongruenza venga finalmente sanata, consentendo la costituzione di sindacati di categoria con pari diritti e pari dignità di tutti i sindacali dei lavoratori italiani.
Nella sua progettualità, il SULPM ritiene giunto il momento di realizzare un contenitore sindacale che possa raccogliere i sindacalizzati e non di un comparto estremamente importante, al fine di creare una forte solidarietà che consenta il realizzarsi di obiettivi. La lotta finalizzata all’ inserimento della polizia locale nell’articolo 16 della legge 121/81 è parte fondamentale di quel progetto, fortemente ostacolato dai chi ci ritiene sudditi e non cittadini.
Anche una errata politica sulla sicurezza da parte delle confederazioni CGIL CISL UIL impedisce un processo di democratizzazione, che se pur sostenuto a parole, di fatto impedisce ad una forza sicuramente piena di problematiche, ma altrettanto capace di mobilitazione e di irrinunciabili diritti democratici di sostenere, nell’interno del comparto quello che attualmente non possono sostenere gli altri, sindacati, di polizia compresi. E’ attraverso un processo di democratizzazione degli apparati in questione che la Repubblica può realmente garantire le libertà individuali di ognuno, obiettivo pregnante di ogni democrazia compiuta.
Lavorare per creare un contenitore nell’interno di una grande confederazione, quale primo momento di confronto e di dialogo tra tutti i soggetti preposti alla sicurezza, potrebbe rappresentare realmente l’inizio di un percorso unitario con il conseguente superamento di ogni forma di diffidenza reciproca ancora purtroppo imperante, artatamente sostenuta perché nulla cambi, per dividere ed imperare.
Siamo pertanto orgogliosi di impegnarci per questo ambizioso progetto, con la speranza di un forte sostegno di tutti, dei sindacati autonomi della polizia di stato, di quella penitenziaria, della forestale, dei vigili del fuoco, delle associazioni dei carabinieri e dei finanzieri, ai quali ci rivolgeremo nei prossimi giorni, affinché un nuovo modo di concepire la solidarietà tra lavoratori che necessitano, ognuno nel proprio ambito d’intervento, garanzie reali si realizzi.
Dobbiamo ribadirlo e, quindi rivolgere un’ appello
per una forte presa di coscienza finalizzata alla democratizzazione di un
settore che, deputato a difendere i diritti di tutti i cittadini, non può
difendere i propri per mancanza di strumenti idonei. Noi ci sentiamo parte
integrante di questo processo e siamo certi che sapremo
fare la nostra parte, forti delle nostre esperienze, delle nostre
vittorie e delle nostre sconfitte, forti insomma
della nostra esperienza sindacale, affinché un altro passo verso una democrazia
veramente compiuta venga fatto.
La segretaria generale
Segreteria
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