
VERTENZA POLIZIA LOCALE PIACENZA
La lunga storia che ha visto contrapposti in un duro braccio di ferro il SULPM di Piacenza e l’attuale Amministrazione Comunale ha avuto inizio dal lontano 2002, data di insediamento di quest’ultima, la quale non ha ritenuto di dare attuazione alla preintesa siglata con il precedente Sindaco alla fine del mandato politico.
Apparentemente, tuttavia, l’attuale Amministrazione ha iniziato un aperto dialogo con le OO.SS sia per quanto riguarda l’aspetto organizzativo che per quanto riguarda il riconoscimento della specificità del ruolo e delle mansioni della Polizia Municipale tant’è che le prime parole del neo eletto Sindaco di Piacenza furono: “ bisogna riconoscere la diversità del vostro lavoro “ citando nel contempo l’esempio di chi svolge lavori e mansioni disagiate rispetto a coloro che svolgono lavori impiegatizi. Lo stesso assicurò inoltre che la costruzione della nuova sede della Polizia Municipale di Piacenza (già interamente finanziate per 7,5 miliardi delle vecchie lire) non sarebbe andata perduta.
Il susseguirsi delle riunioni sindacali ed i primi atti formali dell’Amministrazione Comunale hanno tuttavia formato il pensiero, nella dirigenza SULPM, che le promesse iniziali altro non erano che un inganno e che, nonostante il costante aumento della produttività a favore della Polizia Municipale, ogni anno si riproponeva il solito eterno dilemma: “ e per gli altri cosa rimane ?.Di fatto, veniva in tal modo disconosciuto quanto invece precedentemente affermato dal Sindaco in persona.
A questo punto la dirigenza
prendeva coscienza della necessità di dover adottare una strategia a lungo
termine finalizzata al raggiungimento di tutti gli obiettivi prefissati
rendendosi però anche consapevole del fatto che, per dare attuazione a tale
strategia, si doveva passare attraverso una fase importantissima ossia la Compattazione
del Corpo
Tale fase si è concretizzata cercando di infondere nuovi stimoli attraverso l’indizione di numerose assemblee del personale condotte ad arte cercando di far risaltare i reali problemi ed affinché ogni persona si identificasse con i propri colleghi (evitando cioè la differenziazione tra chi svolge attività all’esterno e chi all’interno ) pur riconoscendone le diverse peculiarità.
Si è giunti in tal modo alla formulazione di una proposta globale che riassumesse tutte le istanze del Corpo, ne è stato stilato un documento sottoposto alla votazione della base. Il risultato della votazione ha superato ogni aspettativa in quanto la maggioranza è stata pressoché assoluta (97 voti a favore – 4 astenuti e 2 contrari).
Successivamente è stato richiesto alla base il mandato per dare inizio al contenzioso e determinare le conseguenti azioni sindacali. In questo frangente la dirigenza ha informato i colleghi circa la durezza e la possibile lunga durata dello scontro incamerando comunque una votazione favorevole a maggioranza assoluta.
Le richieste avanzate dal SULPM e contenute nel documento di cui sopra si possono così riassumere:
· Corresponsione di un’indennità giornaliera che riconoscesse finalmente la specificità del ruolo della Polizia Municipale
· Raddoppio dello stanziamento fondi ex art. 208 C.d.S., peraltro già in vigore dal 1998 e mai adeguato (altra grande conquista del SULPM Piacenza )
· Avvio di un tavolo tecnico relativo alla riorganizzazione del Corpo
· Riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore settimanali
· Corresponsione di un’indennità per i servizi festivi e notturni che andavano oltre quelli dovuti da ciascun operatore
· Ricalcolo degli straordinari
In questa fase i Segretari Regionale e Provinciale hanno deciso e studiato a tavolino tutte le azioni da compiere dall’inizio della vertenza ed eventualmente sino a fine del mandato politico dell’attuale Amministrazione ( 2007) programmando il tutto nei minimi dettagli e valutando anche eventuali variazioni di percorso nel caso in cui alcune azioni non avessero sortito l’effetto voluto.
Un punto che reputo essenziale per la buona riuscita dell’azione intrapresa è stato quello di non far trapelare nulla, addirittura non informando i colleghi della strategia globale. Ciò al fine di evitare fughe di notizie, certamente non volute, ma certamente possibili che a nostro avviso avrebbero determinato un insuccesso totale dell’operazione.
Verifica della
compattezza del Corpo
Questa necessaria ed importante verifica è avvenuta mediante indizione di uno sciopero nella giornata in cui si svolgeva la maratona internazionale benefica “ Placentia Marathon for Unicef “, pur consapevoli che, se tale operazione fosse stata mal condotta, si sarebbe prestata a critiche da parte della cittadinanza, strumentalizzazioni da parte dei politici ed anche a ripensamenti da parte dei colleghi, i quali avrebbero potuto intendere tale azione non come un atto contro l’Amministrazione, bensì contro l’Unicef.
La posta in gioco era troppo alta e decidemmo in ogni caso di proseguire assumendocene anche i rischi.
Veniva quindi avviato oltre 1 mese di campagna stampa mirata a far comprendere, principalmente alla cittadinanza, il nostro stato di disagio e le nostre motivazioni dell’astensione dal lavoro in quella particolare giornata.
Furono presi contatti con gli organizzatori della maratona al fine di verificare che la manifestazione potesse, in ogni caso, riuscire anche senza la partecipazione della Polizia Municipale (senza ovviamente rendere nota ai colleghi la cosa).
La dirigenza SULPM effettuò incontri e riunioni con esponenti della minoranza che, a nostro avviso, risulteranno proficui anche per il prossimo futuro. In tal modo la vertenza della Polizia Municipale divenne oggetto di discussione in ogni seduta del Consiglio Comunale. Il tutto culminò con un’assemblea pubblica che si tenne nella piazza principale di Piacenza mentre era in corso una seduta del Consiglio Comunale, con contestuale azione di volantinaggio alla cittadinanza.
In tale occasione, e mai si era vista una simile cosa, intervennero con propri striscioni a solidarizzare con la Polizia Municipale i rappresentanti del SIAP e del SILP per la CGIL della Polizia di Stato.
Nel frattempo, in Consiglio Comunale, veniva interamente letto un nostro documento di risposta alle affermazioni del Sindaco il quale ci accusava apertamente di essere dei “ricattatori“ per avere indetto lo sciopero in quella giornata. (Ritengo di allegarti anche quel documento che considero molto significativo).
In quell’occasione veniva inoltrata notizia di reato alla Procura della Repubblica per indizione di assemblea pubblica armata dimenticando, invece, che tutti i colleghi muniti dell’arma d’ordinanza si trovavano regolarmente in servizio attivo tant’è che ad ogni richiesta di intervento si allontanavano.
Durante questa massiccia opera di sensibilizzazione della cittadinanza relativamente alle nostre richieste abbiamo, con orgoglio e soddisfazione, potuto verificare che mai, sui quotidiani locali, si sono avuti attacchi da parte dei cittadini nei confronti della Categoria.
Anzi, il servizio giornalistico che seguì la pubblica assemblea recava il titolo a 6 colonne “ PIACENZA E’ CON VOI “. Il tentativo posto in essere dall’Amministrazione di strumentalizzare la nostra coraggiosa scelta era miseramente fallito.
Nel frattempo i confederati indicevano un’assemblea presso il Comando di Polizia Municipale.
Possiamo tranquillamente affermare che, solo grazie alla nostra presenza, la reazione dei colleghi nei loro confronti si è limitata ad insulti e parolacce e non ha avuto più gravi conseguenze.
CGIL – CISL e UIL non
riuscirono a giungere alla votazione del loro documento e pertanto
a loro restava solamente una possibilità: accodarsi.
In noi cresceva sempre più la consapevolezza della nostra forza.
Intanto, nel corso di una riunione sindacale, l’Amministrazione Comunale riusciva ad incamerare anche lo stato di agitazione di tutti i dipendenti comunali al quale il SULPM non poteva non aderire.
Nella stessa giornata le RSU di CGIL e CISL della Polizia Municipale redigevano un comunicato stampa nel quale dichiaravano di aderire allo sciopero proclamato dal SULPM.
Il 06 marzo 2005 l’adesione allo sciopero è andata oltre ogni più rosea aspettativa (102 scioperanti su 103 operatori). La compattezza del Corpo era stata verificata e dimostrata, ma soprattutto eravamo veramente consapevoli che nulla e nessuno avrebbe più potuto fermarci.
LA BEFFA DI BUCARI
La dirigenza SULPM proclamava un’assemblea del personale per il giorno 25 Aprile dalle ore 09.00 alle ore 11.00, in concomitanza con le manifestazioni commemorative del 60° anniversario della Liberazione.
La notizia apparsa sui quotidiani a seguito delle dichiarazioni rilasciate ai TG locali dal Segretario Provinciale fu la seguente: “ Dopo il Sindaco maratoneta ed il Sindaco Ausiliario del traffico, Piacenza avrà anche un Sindaco porta – gonfalone”
Ovviamente il documento di revoca dell’assemblea era predisposto già all’atto della sua indizione in quanto consci che tale azione sarebbe stata un insulto per coloro, che allora, ci hanno permesso oggi di portare avanti questa lotta.
La revoca dell’assemblea veniva inoltrata nel tardo pomeriggio del 24 Aprile.
Tale iniziativa che voleva unicamente essere un ulteriore atto dimostrativo della compattezza del Corpo ingenerava nell’Amministrazione la consapevolezza che con la Polizia Municipale e con il SULPM non si scherza tant’è che il Sindaco iniziò a ricevere i primi attacchi anche da parte di esponenti della sua stessa maggioranza. Un altro obiettivo era stato raggiunto.
Le riunioni sindacali si susseguivano incessantemente ed alcune delle nostre richieste iniziavano ad essere accolte, ma il nodo irrisolto rimaneva la protrazione del contratto decentrato sino alla fine del mandato politico (cosa invece per noi irrinunciabile).
Anzi, da parte dell’Amministrazione ancora chiusura totale.
Veniva allora indetta un’altra assemblea del personale ed in quella occasione la base richiedeva ancor più fortemente al SULPM di procedere sulla linea sino a quel momento intrapresa e, se possibile, con ancora maggiore durezza.
Il documento contenente le successive azioni sindacali decise dalla dirigenza veniva ancora una volta votato a maggioranza assoluta. Questa volta la nostra azione avrebbe interessato la giornata della festa del Patrono della Città, per cui sciopero per l’intera giornata del 03 Luglio e blocco degli straordinari per la giornata del 04 Luglio ( Cartago delenda est ).
Da quel momento la strada è stata tutta in discesa. La dirigenza SULPM viene convocata dal Sindaco il quale, come sua consuetudine, si presentò in maniera inizialmente arrogante salvo giungere a più miti consigli dopo una riunione protrattasi per circa 3 ore.
I successivi incontri con Vice Sindaco e Direttore Generale portarono ad una preintesa formalizzata nei giorni successivi con il totale accoglimento delle nostre richieste.
Il giorno 21 Giugno veniva
ufficialmente sottoscritto il contratto decentrato: la guerra era vinta.
Su un quotidiano locale del 3 marzo u.s. è apparso
un articolo che riporta i commenti del legale rappresentante
dell'amministrazione comunale circa la determinazione cui è giunto il SULPM, il
sindacato che annovera più associati nella Polizia Municipale, di scioperare in
occasione della maratona pro UNICEF.
Il
primo cittadino sostiene che per i Lavoratori rivendicare i propri diritti
attraverso lo strumento costituzionalmente protetto dello sciopero è cosa
legittima, mentre è ricattatorio effettuarlo in occasione di una manifestazione
importante.
Prima
di entrare nel merito della vicenda occorre chiarire il significato dei termini
riportati dalla testata giornalistica, in quanto non tutti sono a conoscenza del
loro reale significato.
Consultando
il vocabolario della lingua Italiana alla parola ricatto si trova scritto:
" nel linguaggio giuridico, sequestro di persona allo scopo di
conseguire per se o per altri ingiusto profitto come prezzo per la
liberazione", nell'uso comune (che forse qui più interessa)
estorsione di somme di denaro o favori sotto la minaccia di scandali o di danni;
e ancora: con senso attenuato che a volte può essere anche scherzosa
imposizione a chi, di fatto, non può sottrarsi dal fare o dal dire ciò che gli
viene chiesto di fare o di dire…. Ricatto psicologico, morale, forma di
costrizione quando viene esercitata sul piano psicologico e morale……
Mentre
sotto la voce sciopero si legge: "forma di lotta a cui ricorrono i
lavoratori dipendenti come mezzo di pressione per la risoluzione desiderata dei
conflitti che sorgono tra essi e gli imprenditori sulla formazione o
modificazione dei contratti di lavoro; essa consiste nell'astensione collettiva
dal lavoro per un tempo più o meno lungo secondo il maggiore o minore
inasprimento nella vertenza.
Già
da questa prima lettura si evince che i due termini non possono convivere.
Infatti
non ci può essere ricatto se non a seguito di un azione illegittima almeno dal
punto di vista morale.
Ed
allora una delle due: o si reputa che un diritto costituzionalmente garantito
possa essere immorale, anche quando si svolge nell'ambito delle Leggi che lo
regolano; oppure il termine ricatto non può mai convivere con quello di
sciopero, nemmeno se utilizzato in tono scherzoso, in quanto lo scherno è
immorale se prende di mira un diritto del Lavoratore.
Tralasciamo
le interpretazioni linguistiche, gradite a chi ha una formazione prettamente
umanistica e più invise a chi ha conseguito studi tecnici…., leggiamo nel
seguito dell'articolo che l'Amministrazione sta facendo il possibile per
sostituire i Lavoratori che aderiranno allo sciopero, e che tale attività non
si pone in contrasto con gli obblighi di correttezza imposti al datore di lavoro
dalle Leggi che regolano la materia, giacché (afferma il Sindaco) l'impegno
richiesto agli scioperanti non rientra nell'ordinario orario di lavoro, quindi
non è dovuto.
Anche
questo sillogismo appare falso ed improponibile.
Chi
infatti si astiene dal prestare un'attività non dovuta non dovrebbe arrecare
alcun danno, proprio perché nulla toglie a chicchessia se non a se stesso
rinunciando all'incremento del proprio reddito.
Pertanto
non si comprende di cosa si lamenti l'intervistato se una volta tanto gli
operatori della Polizia Locale potranno assistere alla manifestazione come
spettatori o parteciparvi (senza peraltro indossare magliette
pubblicitarie come invece fece il nostro attuale Sindaco pubblicizzando se
stesso alla maratona pro UNICEF dell'anno 2002 prima delle elezioni),
manifestando il disagio lavorativo attraverso una sacrosanta azione sindacale,
piuttosto che fornire una prestazione non dovuta (a detta del Sindaco).
Tale
affermazione dimostra fra l'altro che il relatore poco conosce le motivazioni
poste alla base dell'estremo atto di protesta posto in essere.
L'usuale
attività prestata oltre l'ordinario orario di lavoro, raramente retribuita per
insufficienza di specifici fondi, rientra tra le numerose rivendicazioni dalle
cui ceneri, assopite nella speranza per circa due anni, è divampata l'attuale
determinazione di astensione dal lavoro.
Chi
conosce i problemi dei Lavoratori della Polizia Locale sa bene che la
prestazione straordinaria è connaturata all'attività lavorativa
quotidianamente espletata, e credetemi non si può pretendere di "mandare
a recupero" le ore lavorate, quando si è consapevoli di non avere la
possibilità di recuperarle a causa della carenza cronica di personale
(situazione ad oggi: circa 100.000 ore da recuperare !!!!!), tanto varrebbe
sostenere che bisogna lavorare per la gloria e basta!
Tali
affermazioni appaiono datate e più consone ad un latifondista di fine ottocento
piuttosto che ad un moderno amministratore.
Ma
a peggio non c'è mai fine…., la vicenda invece di essere trattata nelle sedi
istituzionali mediante il confronto, nutre pagine di giornali, arrivando a
strumentalizzare una manifestazione benefica, che comunque si farà, che
comunque con tutto il cuore ci auguriamo riesca al meglio, facendo leva sui
sentimenti di chi La vota caro Sig. Sindaco, e negando diritti a chi anch'egli
è elettore!
Per
chiudere mi domando quale immagine sia peggiore tra quella di chi manifesta per
affermare i propri diritti impugnando una spada senz'elsa che ferisce anche chi
la stringe, e quella di chi si mostra insofferente di dover svolgere il lavoro
per cui si è candidato e rifiuta la ricerca di soluzioni mediatrici proprie del
ruolo politico ricoperto.
Mi
spiace, ma un Sindaco (con la S maiuscola), non può comportarsi come Ponzio
Pilato e lasciare che si crocifigga la Polizia Locale.
Un
saluto modesto da chi da sempre è al servizio dei Cittadini.
(