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Roma, 21-12-2003
Lettera aperta a tutti gli iscritti
ho letto, casualmente, un documento firmato dalle oo.ss. OSPoL, SUPM, SIAPOL, SILPOL, nel quale vengono lanciate tracotanti accuse al SULPM, che definiscono uguale a quello di Mastino…… A proposito di Mastino, lo sanno questi signori del CSA che i pochi fedelissimi di Mastino sono entrati dalla porta principale proprio nel loro C.S.A. ? Ci sono poi aspetti su quel farneticante documento che mi lasciano “inorridito”. L’ultima cosa che i Segretari Generali hanno fatto (Sulpm, Ospol e gli altri) insieme è stata fatta in provincia di Frosinone, dove il SULPM era presente. Dopo non è stato fatto altro, anzi lì si sono dati appuntamento a Milano, poi quella loro lettera…. "Stranamente" questo è successo due giorni dopo che i Colleghi Topa e Di Bella di Roma hanno deciso di aderire al SULPM lasciando uno di quei sindacati. Innanzitutto mi corre l'obbligo di dire che il SULPM NON E' di Mascella OGGI, come non era di Mastino IERI e, noi, gli iscritti, lo abbiamo dimostrato, mettendo fuori Mastino quando abbiamo ritenuto non stesse più facendo gli interessi della Categoria. E si vede poi che questi signori non sanno cosa sia una struttura sindacale !! Infatti il SULPM è organizzato in modo tale che ognuno svolga autonomamente il proprio lavoro, sicché le responsabilità di “aver accettato” le deleghe di iscrizione al SULPM e di aver nominato Gabriele Di Bella responsabile romano è del Segretario regionale del Lazio e non del Segretario Generale, tant’è che Claudio Mascella, ha saputo ufficialmente la notizia quando gli è stato chiesto di firmare il Comunicato Stampa della nomina. Nelle loro strutture infatti il Segretario Nazionale è anche Segretario regionale del Lazio, Segretario provinciale, Segretario romano, ……… E non lo dico a caso, forse è proprio questo uno dei motivi che hanno spinto Gabriele e Mauro a lasciare il sindacato “orticello” per stare in uno che invece è strutturato ed organizzato, dove l’elemento fondante è la compartecipazione, dove il Segretario provinciale o quello regionale NON fanno anche i Segretari romani, oppure si mettono spavaldamente a dire, quando la segreteria romana deve fare una scelta: “fate quello che dico io perché sono il segretario nazionale, regionale e provinciale,……” Immaginate che uno degli amici che ha scelto di aderire al SULPM, quando è entrato in sede, ha chiesto dove poteva sedere per scrivere un documento ed è rimasto meravigliato dal fatto che io, quale Segretario regionale, non avevo la mia scrivania personale, il mio computer personale, i miei cassetti chiusi a chiave,……. Ma che tutto era aperto e tutto era di tutti: “Non siamo abituati, pensa da dove veniamo c’era la stanza del Presidente che sembrava fort knox, ci saranno state dentro almeno 3 o 4 serrature.!!!” La differenza tra un piccolo sindacato ed un grande Sindacato forse sta proprio in questo: uno è considerato l’orticello, il fondo pensione integrativa di chi, ormai ad un passo, o addirittura già dentro, al congedo pensa solo a “gestire” centralmente i soldi che gli iscritti versano; l’altro, il grande Sindacato, si struttura ed organizza in modo tale che i soldi siano gestiti in forma decentrata: nel SULPM il prelievo lo fanno le segreterie regionali. Non solo nel Lazio ho fatto anche di più, ho lasciato tre quarti della tessera riscossa proprio alle Segreterie provinciali e di Roma, quindi il decentramento nel decentramento. Il problema non sono i soldi, ma è con questi che, volenti o nolenti, si realizza l’autonomia gestionale che essa comporta e quindi il decentramento (non sono gli stessi discorsi sul federalismo che si sentono fare anche dai parlamentari ?) Perché ho parlato di soldi ? Perché è per questo motivo che i piccoli sindacati NON VOGLIONO realmente l’UNITA’ della Categoria !! Se si decidesse di fare UN unico grande sindacato di Polizia Locale, un’unica sigla, UN unico sindacato di categoria, ci sarebbe UN segretario generale, UN segretario per ogni regione, provincia e comune, UNA cassa per ogni regione,….. allora i “capetti” non potrebbero più gestire centralmente questi soldi e quindi per loro finirebbe “il paradiso economico” che gli ignari iscritti gli lasciano vivere costantemente anche dopo la pensione. Perché insisto sul fatto economico ? Semplice, una volta dicevano che il SULPM non voleva le stesse cose che volevano loro, che c’era Mastino con il quale non volevano avere nulla a che fare (e ora come si metteranno nel CSA?), ma poi c’è stato il Movimento (tutti insieme) sulla legge di riforma, dove tutti condividevamo gli obiettivi e questo ha anche superato tale aspetto, dunque perché non realizzare l’UNITA’ della Categoria formando UN UNICO Sindacato ? La scusa dell’attaccamento alla Sigla è la più grossa balla del secolo: quello che serve alla Categoria non è il nomignolo affibbiato al sindacatino, ma avere un unico grande sindacato che li rappresenti a livello nazionale. La realtà è dunque quella che ho detto prima: Un Unico Sindacato li spaventa solo perché pensano di perdere la gestione economica del loro orticello !!! Ad ogni modo credo che i lavoratori lo abbiano cominciato a comprendere e Roma ne è stato un esempio, quando oltre seicento persone fanno una scelta del genere vuol dire che il “giochetto” di certi signori è ormai stato scoperto. Forse mai come ora l’Unità della Categoria è stata tanto vicina. Il Segretario regionale Alessandro Marchetti |
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