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Un villaggio segreto abitato da oltre duecento moldavi. Una terra di
nessuno in via Casale De Merode, a Tor Marancia, lì dove anni fa
c’erano i padiglioni del San Michele, ex opera pia, e dove ora c’è
una palazzina che ospita malati di lungodegenza convenzionata con la
Regione. Accanto alla palazzina (ex Ipab) ci sono alcuni stabili
abbandonati, chiamati ex officine, occupati dai moldavi: 210, tra i 30 e
i 45 anni. Che negli stanzoni hanno creato mini appartamenti con pareti
di cartoni. E vivono ricattati da un gruppetto di connazionali. Una
banda scoperta dai vigili urbani dell’VIII gruppo.
Cinque persone sono state arrestate con le accuse di ricettazione,
estorsione, rapina e violenza: 25 fermati. L’operazione è scattata
ieri, ma gli agenti della polizia municipale hanno indagato per mesi.
Dal giorno che due moldave hanno trovato il coraggio di denunciare
l’esistenza della banda nell’ufficio del comandante del gruppo
Antonio Di Maggio. Le ragazze hanno raccontato di essere state
violentate dai loro connazionali. E che la banda ricattava gli altri
moldavi per qualsiasi cosa. «Sono spietati», hanno detto le ragazze,
«senza il loro permesso non possiamo neanche respirare. Vogliono soldi
per qualsiasi cosa, dobbiamo pagare anche il letto dove dormiamo».
Le due ragazze hanno raccontato anche che loro non sono le uniche donne
della comunità ad essere state violentate dalla banda, ma solo loro
hanno trovato il coraggio di denunciarli.
Le indagini sono partite coordinate dal sostituto procuratore Maria Bice
Barborini, i vigili dell’VIII gruppo hanno lavorato in collaborazione
con i colleghi dell’XI.
I vigili hanno controllato per mesi i moldavi individuando i componenti
della banda, una quindicina erano i capi, altri eseguivano solo gli
ordini. Gli agenti municipali hanno pedinato gli stranieri appurando che
non solo estorcevano denaro e violentavano e costringevano a
prostituirsi le connazionali, ma che gestivano un giro di moto e di auto
rubate che spedivano per rivenderle in Moldavia.
A questo punto, bisognava scoprire come facevano a mandare nella loro
terra i veicoli. E sono scattate le intercettazioni ambientali e
telefoniche. La banda, che in Moldavia è collegata alla malavita del
posto, dopo aver contraffatto i numeri di telaio e i documenti di
circolazione, caricavano i mezzi su alcuni furgoni e camion che
stazionavano in viale Cristoforo Colombo, poco lontano dalla sede della
Regione. Da qui il carico partiva per la sua destinazione. Il blitz è
scattato ieri. I vigili hanno eseguito 15 perquisizioni e sequestrato
documenti di identità contraffatti ed altri ancora da riempire con le
generalità, patenti false (italiane e straniere), coltelli, due
pistole, carte di credito e bancomat rubati, 30 telefoni cellulari, un
furgone con il telaio contraffatto e con dentro ventinaia di arnesi da
scasso (trapani, martelli demolitori, piedi di porco e tronchesi), pezzi
di ricambio di auto e moto, targhe rubate e sette moto di grossa
cilindrata.
P.Vu.
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