Venerdì 17 Settembre 2004
TORPIGNATTARA
Auguri in cinque lingue nella “media” senza frontiere

di BEATRICE PICCHI


Eccoli i ragazzini del mondo, gli zaini alla moda e le magliette della loro squadra, nella scuola che parla tutte le lingue del mondo, dove nelle partite di calcio c’è posto per tutti, conta la squadra per cui tifi mica il colore della pelle. Eccoli, il primo giorno di scuola scambiarsi le carte e le figurine in attesa che arrivino il prefetto e il direttore generale delle scuole e poi tutti in fila, composti e pure in silenzio, nella grande palestra, ad applaudire. Eccoli ad augurare Buon anno scolastico in cinque lingue, a leggere poesie di Brecht e i versi di una canzone di Red Zeppelin. Ore 10,30 scuola Pavoni, via Policastro, Torpignattara, un istituto frequentato anche da tanti studenti stranieri e rom, con una percentuale del 20 per cento, (molti dei quali non conoscono la lingua italiana o la conoscono a livello primario e vivono in condizioni socio-culturali spesso precarie). Il totale degli alunni iscritti è 765, quelli con cittadinanza non italiana 150. Gli iscritti stranieri alla prima media sono 42, 12 provenienti dal Bangladesh, 11 dall'Europa dell'est, 9 dalla Cina, 7 dal Sudamerica e 3 dall'Africa.
Una scuola che, passo dopo passo, vuole arrivare ed essere per tutti, ma per favore non parliamo più di integrazione, «piuttosto di interazione all’insegna del rispetto, della pari dignità, dell’intesa, del gioco e dei litigi, ma mai del rifiuto», dice il nuovo dirigente scolastico Vanni Piccolo ha già in mente «un progetto multiculturale che vada verso tutti gli alunni, ma anche di una scuola aperta nel quartiere. La Pavoni dovrà diventare un centro di produzione di cultura. Voglio realizzare un centro di alfabetizzazione per gli studenti e le famiglie stranieri e che in questa scuola ci sia un disegno, un segno, un ricordo dei bambini morti in Ossezia», e invita i suoi ragazzi ad alzare le mani verso l'alto e un lungo applauso parte spontaneo dai genitori, seduti in fondo.
Nella scuola che verrà ci sarà un laboratorio di sartoria degli abiti dei paesi d’origine, un coro multietnico, un gruppo di orchestrazione, gli sport del resto del mondo (anche il cricket, perché no), un’occasione per raccontarsi le fiabe, i miti, le leggende della Russia, della Cina, del Bangladesh.
Ma che ci fa il prefetto all’inaugurazione di una scuola? «Abbiamo fatto un comitato per l'ordine e la sicurezza nelle scuole - ha spiegato il prefetto Serra - e ci siamo posti due obiettivi: la prevenzione contro la droga con un coordinamento congiunto tra le forze dell'ordine e vigili urbani per avere fuori dalle scuole negli orari di entrata e di uscita controlli regolari e costanti. Poi l'inserimento e l'integrazione degli stranieri». E rivolgendosi ai ragazzi, «siete la prova che un mondo migliore si può costruire e che dietro la pazzia generale che stiamo vivendo, voi siete la prova che c'è qualcosa di buono. Dovete però anche sapere che le forze dell'ordine sono vostri amici e che vi possono aiutare quando voi avete dei problemi».