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di BEATRICE PICCHI
Eccoli i ragazzini
del mondo, gli zaini alla moda e le magliette della loro squadra, nella
scuola che parla tutte le lingue del mondo, dove nelle partite di calcio
cè posto per tutti, conta la squadra per cui tifi mica il colore della
pelle. Eccoli, il primo giorno di scuola scambiarsi le carte e le figurine
in attesa che arrivino il prefetto e il direttore generale delle scuole e
poi tutti in fila, composti e pure in silenzio, nella grande palestra, ad
applaudire. Eccoli ad augurare Buon anno scolastico in cinque lingue, a
leggere poesie di Brecht e i versi di una canzone di Red Zeppelin. Ore
10,30 scuola Pavoni, via Policastro, Torpignattara, un istituto
frequentato anche da tanti studenti stranieri e rom, con una percentuale
del 20 per cento, (molti dei quali non conoscono la lingua italiana o la
conoscono a livello primario e vivono in condizioni socio-culturali spesso
precarie). Il totale degli alunni iscritti è 765, quelli con cittadinanza
non italiana 150. Gli iscritti stranieri alla prima media sono 42, 12
provenienti dal Bangladesh, 11 dall'Europa dell'est, 9 dalla Cina, 7 dal
Sudamerica e 3 dall'Africa. Una scuola che, passo dopo passo, vuole
arrivare ed essere per tutti, ma per favore non parliamo più di
integrazione, «piuttosto di interazione allinsegna del rispetto, della
pari dignità, dellintesa, del gioco e dei litigi, ma mai del rifiuto»,
dice il nuovo dirigente scolastico Vanni Piccolo ha già in mente «un
progetto multiculturale che vada verso tutti gli alunni, ma anche di una
scuola aperta nel quartiere. La Pavoni dovrà diventare un centro di
produzione di cultura. Voglio realizzare un centro di alfabetizzazione per
gli studenti e le famiglie stranieri e che in questa scuola ci sia un
disegno, un segno, un ricordo dei bambini morti in Ossezia», e invita i
suoi ragazzi ad alzare le mani verso l'alto e un lungo applauso parte
spontaneo dai genitori, seduti in fondo. Nella scuola che verrà ci
sarà un laboratorio di sartoria degli abiti dei paesi dorigine, un coro
multietnico, un gruppo di orchestrazione, gli sport del resto del mondo
(anche il cricket, perché no), unoccasione per raccontarsi le fiabe, i
miti, le leggende della Russia, della Cina, del Bangladesh. Ma che ci
fa il prefetto allinaugurazione di una scuola? «Abbiamo fatto un comitato
per l'ordine e la sicurezza nelle scuole - ha spiegato il prefetto Serra -
e ci siamo posti due obiettivi: la prevenzione contro la droga con un
coordinamento congiunto tra le forze dell'ordine e vigili urbani
per avere fuori dalle scuole
negli orari di entrata e di uscita controlli regolari e costanti. Poi
l'inserimento e l'integrazione degli stranieri». E rivolgendosi ai
ragazzi, «siete la prova che un mondo migliore si può costruire e che
dietro la pazzia generale che stiamo vivendo, voi siete la prova che c'è
qualcosa di buono. Dovete però anche sapere che le forze dell'ordine sono
vostri amici e che vi possono aiutare quando voi avete dei problemi». |